Convince l’Oriente musicale di Luca Mosca

MOSCA Il gioco del vento e della luna (Opera in un atto, su libretto di Pilar Garcia)

Interpreti (allievi ed ex allievi del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia): Fernanda de Araujo Silva, Paolo Ingrasciotta, Francesco Basso, Asako Watanabe, Andrea Biscontin, Giulia Bolcato, Francesca Gerbasi, Kalliopi Petrou, Mirjana Pantelic, Valeria Girardello, Urangoo Batbayar, Safa Korkmaz; Progetto Opera Studio, direttore Giovanni Mancuso regia Francesco Bellotto scene Massimo Checchetto costumi Carlos Tieppo Ensemble strumentale e coro del Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia.

Treviso, Teatro Comunale “Mario Del Monaco”, 13 dicembre 2015

 

Composto da Luca Mosca (docente presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia) nell’estate 2013, l’atto unico Il gioco del vento e della luna (basato su un libretto di Pilar Garcia) è stato tratto dal primo capitolo de Il tappeto della preghiera di carne, un classico della letteratura erotica orientale, risalente al 1633 e realizzato dal drammaturgo Li Yu (1611-1680). Un lavoro, dunque, di ambientazione cinese, nel corso del quale una giovane donna, Nobile Profumo, viene iniziata ai piaceri erotici dal protagonista maschile, il Chierico della Prima Veglia, un ricco gentiluomo che, dopo aver conosciuto il mondo, decide di prendere moglie e di cercare per questo la donna più bella della terra. Dopo svariate ricerche incontrerà proprio Nobile Profumo, una vergine bellissima, costretta dal padre a vivere segregata in casa, e che l’uomo riuscirà a sposare, ma che ben presto dovrà lasciare per essere arruolato nell’esercito. L’epilogo a sorpresa avrà un carattere decisamente comico: la protagonista, iniziata con non poche difficoltà ai piaceri erotici, non sarà più in grado di resistere ad essi e provvederà a soddisfarli con il maldestro servo di casa.

La musica brillantemente composta da Luca Mosca è risultata del tutto calzante all’ambientazione e ai risvolti comici ed ironici del libretto: ritmi costantemente cangianti, fluidi ed incisivi, suggestioni timbriche d’impronta esotica, attuate con raffinate soluzioni cameristiche (flauti, ottavini, arpa e chitarra, tre pianoforti e varie percussioni), declamato vocale assai duttile, non privo di passaggi ardui e spigolosi: sono queste alcune delle peculiarità stilistiche dell’intera partitura, cui molto hanno giovato anche i costumi suggestivi, le sobrie scenografie, la regia sostanzialmente elegante di Francesco Bellotto. Numerosi, al riguardo, i momenti coinvolgenti, anche se il culmine vero e proprio è stato conseguito, a nostro avviso, nella suggestiva scena del matrimonio, nella quale era impegnato l’intero cast.

Una parte determinante per l’ottimo esito della rappresentazione è stata svolta da una compagine vocale (interamente formata da allievi ed ex allievi del Conservatorio veneziano) assai omogenea, seriamente preparata, caratterizzata da voci interessantissime: una nota di merito va assegnata, comunque, ai due protagonisti: il soprano brasiliano Fernanda de Araujo Silva e il baritono Paolo Ingrasciotta, entrambi dotati di notevole presenza scenica e di voci ben timbrate, duttili, sfruttate con intelligenza, pienamente capaci di superare le impervie difficoltà della scrittura. I loro personaggi sono risultati pienamente credibili, così come coinvolgente è parsa la loro vicenda, riuscendo pertanto a travalicare il rischio della caricatura o della farsa. Non meno efficaci tutti gli altri ruoli, con particolare riguardo per Giulia Bolcato (Mamma Liu) e Francesca Gerbasi (Mamma Ma), calate con naturalezza e spontaneità nei loro due ruoli, oltre a presentare un timbro vocale sempre morbido e gradevole. Notevolissimo, infine, l’apporto dell’intero ensemble strumentale, una giovane formazione costituita, anche in questo caso, da studenti ed ex allievi del Conservatorio veneziano, tutti molto affiatati, coesi e rispondenti appieno alle esigenze della partitura, grazie anche alla puntuale direzione e concertazione di Giovanni Mancuso, tale da imprimere all’intero spettacolo la dovuta verve.

Questo nuovo allestimento operistico del Teatro Comunale di Treviso può essere considerato molto più di una piacevole sorpresa, confermando l’elevata qualità artistica di un cartellone che con quest’opera ha conseguito senza dubbio un risultato degno delle migliori occasioni, come ha confermato il successo decretato da un pubblico accorso numeroso alle due rappresentazioni.

Claudio Bolzan

 

 

 

 

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