Bartok in terra di Siena

BARTÓK Quartetti per archi n. 1, n. 3. n. 5 Borromeo String Quartet

Pienza, Pieve di Corsignano, 20 luglio 2014

Sul portale romanico della Pieve di Corsignano c’è una sirena. Doppia coda e petto scoperto: un avvertimento per chi si apprestava a varcare la soglia del tempio cristiano edificato molto prima che un grande umanista come Enea Silvio Piccolomini cambiasse i connotati al borgo natale e lo ribattezzasse con il nome che si era assegnato salendo al soglio pontificio: Pienza. Anche oggi la sirena di pietra accoglie i visitatori e accoglieva il pubblico cosmopolita attratto tra le colline della Valdorcia per il calendario degli Incontri in Terra di Siena giunti felicemente al traguardo della venticinquesima edizione. Felicemente perché è difficile – ma in Italia sarebbe praticabile eccome – coniugare la perentorietà di un paesaggio intatto con il rigore delle proposte musicali a creare una rassegna che con discrezione rinunzia alla denominazione – in Italia fin troppo abusata – di Festival. Eppure di un festival si deve parlare considerando la concentrazione degli eventi e il carattere eccezionale sollecitato dalle occasioni di incontro fra musicisti provenienti da accademie internazionali. Molto più che un semplice fondale per gli Incontri in Terra di Siena è la Villa della Foce Iris Origo dove scelse di vivere dagli anni venti del secolo scorso perché qui il paesaggio naturale e artistico è stato preservato miracolosamente dalle tante derelizioni toccate a molte regioni del Belpaese, grazie alle cure della scrittrice italo-americana di cui l’attuale direttore artistico degli Incontri è erede diretto. A varcare il portale della Pieve di Corsignano prescelta ad ospitare uno dei concerti degli Incontri si era invitati tacitamente a contravvenire l’avvertimento scolpito sul portale. Oltre la sirena attendeva infatti la musica di Béla Bartók, il cromatismo ardente e sensuale profuso nella forma del quartetto d’archi toccata per sei volte nel corso di una vita era più che una tentazione. L’ascolto meriterebbe le precauzioni dovute ad attrezzi ben affilati. Dal primo incontro con i quattro archi datato 1909 all’ultimo scritto come un congedo al vecchio continente, è un lungo assedio ai quattro archi che dal loro incontro consumano ogni potenzialità in fatto di ritmo, di dissonanza, di colore. E più il compositore ungherese si inoltra a saggiare tali potenzialità, più il quartetto d’archi assume, letteralmente, un’altra consistenza. In Valdorcia in due sere di mezza estate era offerta l’occasione di ascoltarli tutti e sei le composizioni dagli eccellenti archi del Quartetto Borromeo – composto da Nicholas Kitchen, Kristopher Tong, Mai Motobuchi. Yeesun Kim. Nella Pieve di Corsignano era offerta metà dell’impresa. Sotto le asciutte navate romaniche la musica di Bartók scorreva come un fluido misterioso che catturava immediatamente. Complice dell’effetto era la pratica dei quatto musicisti di suonare collocando davanti a sé altrettanti Mac PowerBook dove leggere le parti a colpi di pedaliera, senza la classica voltata di pagina, e trovando così un respiro nuovo ai capolavori del musicista ungherese.

Alessandro Taverna

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