Allevi e il Concerto: parola a Jeffrey Biegel

L’articolo pubblicato sul sito di MUSICA (http://www.rivistamusica.com/allevi-e-il-concerto-racconto-di-una-serata-milanese/) ha suscitato un buon apprezzamento e suscitato varie reazioni, fra cui quella di Jeffrey Biegel, il pianista protagonista dell’intervista su MUSICA di novembre e che ha eseguito questo Concerto sia negli Usa che a Milano.

Ne è nato uno scambio di messaggi privati in cui, forse ingenuamente, ho tentato di descrivere a un musicista non italiano il “caso Allevi”, e la sua risposta è stata molto dettagliata e appassionata; con il permesso del Maestro Biegel, la traduco e trascrivo qui.

È lo stesso milieu che ha cercato di mettere a tacere i seguaci di Mozart e Beethoven. Il “Lessico della moderna invettiva” voleva dimostrare la ristrettezza mentale del pubblico e di quelli che pensavano essere musicologi intelligenti. Proprio quella musica che odiavano è diventata la più amata col tempo. La gelosia è una cosa terribile: solo chi è umile riconosce quando la bella musica riunisce la gente per il bene comune, e Giovanni fa questo. Il suo Concerto, per me, è una composizione solida, ben strutturata, scritta brillantemente per il pianista per far sì che egli metta in mostra le sue abilità tecniche, ma anche un test per metterne in mostra la capacità di eseguire una frase naturalmente cantabile. I pianisti che non posseggono un tocco musicale non dovrebbero suonare questo Concerto. Credo che l’avere mandato a Giovanni dei video e audio con mie esecuzioni concertistiche gli sia stato utile per capire le opportunità del genere. Credimi quando lo dico: ho suonato tutti i maggiori Concerti per pianoforte di ogni epoca, e questo è un bel Concerto, molto più significativo per dimensioni ed estensione del Concerto di Varsavia di Addinsell (che avevo citato nel mio pezzo, nda). Credo che lo stesso Giovanni non fosse conscio di potere scrivere una cosa del genere, voglio credere che la mia influenza lo abbia aiutato. Sono sicuro che col tempo diventerà molto popolare. Sì, lo credo per ragioni storiche e affidandomi all’istinto: chi pensa sia un pezzo banale non ha afferrato la profondità del suo pensiero. Riesco a vedere dentro l’uomo Allevi, essendo insegnante ed io stesso compositore. C’è molto di più in lui rispetto ai pezzi brevi: anche Leroy Anderson scrisse pezzi brevi, ma il suo Concerto in DO è meraviglioso. Tuttavia quello di Giovanni gli è superiore per durata, profondità e coerenza. Io mi considero un pioniere per i compositori di oggi che offrono la loro voce unica al mondo del piano e orchestra: per questo sto molto attento a quali Concerti suonare, scegliendo quelli che secondo me supereranno la prova del tempo. E questo di Allevi sarà molto suonato, anche se forse non prima dell’ultima parte di questo secolo, che forse non vedremo nelle nostre vite! Ma va bene così, noi siamo solo collegamenti fra epoche. E pazienza per il milieu che lo disprezza. Ma ripeto: questo concerto di Allevi lo situa ben al di sopra di quelli che non possono o vogliono comporre un lavoro su larga scala come questa, attraversa molti stili e li fonde. Come diciamo noi, “ha le gambe”.

Jeffrey Biegel

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