Alla ricerca del suono russo con Noseda a Stresa

 

BERNSTEIN Divertimento per orchestra CHOPIN Concerto per pianoforte n. 2 in fa op. 21 CIAIKOVSKI Sinfonia n. 5 in mi op. 64 pianoforte Seong-Jin Cho European Union Youth Orchestra, direttore Gianandrea Noseda

Stresa, Palazzo dei Congressi, 24 agosto 2018

 

Esibiscono un suono denso e profondo nelle prime battute della Quinta sinfonia di Ciaikovski, abbandonandosi a un fraseggio rassegnato e antico, dalla segreta sensualità. Sembrerebbero navigati musicisti di un’orchestra russa di tradizione, invece sono i giovani della European Union Youth Orchestra, protagonisti insieme a Gianandrea Noseda della serata di apertura della 57ª edizione delle Settimane Musicali di Stresa, ormai diventate lo Stresa Festival.

A dei giovani molto ferrati dal punto di vista strumentale ma inevitabilmente ancora acerbi, considerato che sono alle prime esperienze orchestrali davvero importanti (la EUYO è un’orchestra che ogni anno si rinnova), Noseda è riuscito infatti a dare – piccolo miracolo – il suono delle orchestre russe, un fraseggio ondivago ed esitante che mai ci saremmo aspettati da dei giovani, impeccabili nella tecnica ma se presi singolarmente con un suono ancora un poco povero, da far coltivare e far crescere. In musica, però, dietro ai miracoli ci sono sempre delle premesse, da individuare in questo caso nella lunga dimestichezza di Noseda con il mondo musicale slavo (la carriera internazionale del direttore milanese è iniziata come assistente di Valery Gergiev a San Pietroburgo) e nell’intensa estate dell’EUYO, che prima di approdare al Palazzo dei Congressi ha avuto la possibilità di mettere a punto questo programma nel corso della sua tournée europea.

Ascoltando il tema del clarinetto all’inizio della sinfonia l’impressione era di un dramma tutto interiore e di un dolore trattenuto; Noseda teneva la musica in una suggestiva penombra, lasciando che la tensione crescesse per così dire dal suo interno, perfino nel terzo movimento, un valzer insolitamente pallido nel colore e rassegnato nel ritmo. Certo, gli archi dei giovani della EUYO non possiedono l’amalgama timbrico proprio delle grandi orchestre delle scene internazionali (e l’acustica sorda del Palazzo dei Congressi non aiutava…) eppure sono stati capaci di grandi accensioni sonore, in particolare nel secondo movimento, letteralmente trascinati da uno scatenato Noseda. Era tutto da incorniciare il Finale, solenne e insieme lontano da quell’enfasi in cui quando sia affronta Ciaikovski si corre il rischio di scivolare, perché Noseda faceva sempre respirare la musica, lasciando il giusto spazio al cantabile e preparando con cura ogni crescendo: in questo movimento l’orchestra oltre a esibire un bel suono compatto è stata impeccabile, anche nei passaggi più complessi ed emotivamente più incandescenti.

Quanto Ciaikovski era introverso e rassegnato, tanto è stata festosa la musica di Bernstein nel brano di apertura della serata, il Divertimento composto nel 1980 per celebrare i cento anni della Boston Symphony Orchestra e proposto a Stresa per celebrare i cento anni dalla nascita del compositore e direttore d’orchestra statunitense. Con musicisti così giovani sul palcoscenico e un direttore spumeggiante come Noseda il pubblico è stato letteralmente investito da una ventata di aria fresca, tra marce, blues, valzer, mazurche e perfino una samba brasiliana, nel segno del felice eclettismo che è tipico dell’ispirazione di Bernstein.

Nel Concerto per pianoforte n. 2 di Chopin il ventiquattrenne coreano Seong-Jin Cho ha fatto dell’accademia, indubbiamente di classe ma pur sempre accademia. Il vincitore dell’ultima edizione (2015) del Concorso Chopin di Varsavia è un pianista professionalmente ineccepibile, che oltre a fare tutte le note (la tecnica è buona pur senza essere fuori dal comune, come ha dimostrato nel primo bis, naturalmente chopiniano, lo Studio op. 10 n. 12) possiede un buon cantabile e un fraseggio elegante e morbido. Lo ho messo in luce in un secondo movimento delicato e malinconico e in un movimento conclusivo giustamente danzante, dove ha anche trovato quando necessario, per esempio nella coda, un piglio più vigoroso. Sotto questa eleganza, però, il suo Chopin non possiede un autentico calore sentimentale, come avevamo già notato scrivendo sul suo recital a Chiasso dello scorso marzo: Seong-Jin Cho è un interprete ottimista e sereno, poco incline a mettere in luce gli aspetti più conturbanti della musica. Il raffreddamento sentimentale può naturalmente essere una scelta e non per forza un limite, se pensiamo alla rarefazione emotiva delle interpretazioni di un grande pianista chopiniano come Stanislav Bunin, vincitore del Varsavia nel 1985. Il vero limite del pianista coreano, a nostro avviso, più che nella reticenza agli abbandoni è da individuarsi nella povertà della paletta timbrica e dinamica, con un suono monocromo e troppo fisso (anche nel secondo bis, il Momento musicale in fa op. 94 n. 3 di Schubert), che oltretutto se nel piano e nel mezzoforte possiede calore e profondità tende a farsi un poco metallico nel forte e nel fortissimo.

Luca Segalla

(Foto: Lorenzo Di Nozzi)

Related Posts