Ad Asti assegnato a Juan Francisco Gatell il premio «Aureliano Pertile»

PREMIO «AURELIANO PERTILE» 2015 musiche di Mozart, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Boito, Puccini; tenore Juan Francisco Gatell soprano Valentina Cotrone mezzosoprano Sara Rocchi baritono Alberto Cazes pianoforte Beatrice Benzi

Asti, Teatro Alfieri, 28 ottobre 2015

Ogni anno l’Associazione Amici della Musica «Beppe Valpreda» di Asti assegna a un tenore il Premio «Aureliano Pertile», in memoria del cantante di Montagnana che nel 1912 inaugurò il restaurato Teatro Alfieri interpretando Folco in Isabeau di Mascagni. Il riconoscimento, giunto alla quattordicesima edizione, dopo alcuni professionisti maturi (Giordani, Osborn, Kunde e Sartori) è tornato a premiare un giovane emergente, l’argentino Juan Francisco Gatell. Come scrive la motivazione ufficiale, letta dal critico Alberto Bazzano sul palcoscenico del Teatro Alfieri, «Astro nascente fra i tenori dell’ultima generazione, nonostante la giovane età, Juan Francisco Gatell si è imposto nel panorama internazionale come uno degli interpreti più convincenti del repertorio belcantistico, in generale, e rossiniano, in particolare. Dotato di voce morbida, estesa, svettante, duttile nelle agilità, ha conquistato il pubblico anche per l’eleganza del fraseggio e la raffinatezza della recitazione».

La voce di Gatell è di quelle che guadagnano esibendosi in un recital accompagnato al pianoforte, perché il suo strumento è poco voluminoso, e l’atmosfera cameristica ne valorizza le raffinate caratteristiche naturali e tecniche: il timbro chiaro, l’emissione limpida sul fiato, le lunghe arcate di suono legato, l’omogeneità della messa di voce. Se tutto questo si è reso presente nella seconda aria di Don Ottavio («Il mio tesoro intanto»), «Sì, ritrovarla io giuro» della Cenerentola rossiniana — che Gatell ha voluto collaudare in vista del debutto del ruolo a Roma, tra pochi mesi — ha permesso di apprezzare la grande agilità della voce e la sua facilità nelle regioni più acute; mentre la «Furtiva lagrima» ne ha valorizzato le sfumature più dolci e melanconiche. Il programma, arricchito da due duetti e da una canzone argentina proposta come bis, è stato scelto con oculatezza per mettere in luce a tutto tondo i pregi vocali del protagonista della serata. Che Gatell sia un tenore intelligente, del resto, lo si è evinto anche dall’intervista, condotta nell’intervallo da Alberto Bazzano: il premiato ha evitato di sbilanciarsi quando gli sono state poste domande relative ai suoi colleghi, e, circa i suoi progetti futuri, ha affermato che farà, passo dopo passo, ciò che la sua voce gli richiederà, senza fretta di lasciare il repertorio belcantistico che sta affrontando in questi anni, perché lo ama appassionatamente. E lo si è evinto dalla cura posta nell’interpretazione di ogni brano, tratto che si è ritrovato anche nei cantanti che hanno affiancato il tenore nel concerto offerto al pubblico; non è un caso che uno esca dalla sua stessa scuola (il baritono Alberto Cazes) e due siano state da lui seguite nei corsi estivi a Montepulciano (le giovani Valentina Cotrone e Sara Rocchi). Dei tre si è distinta in particolare il mezzosoprano Sara Rocchi, voce agile e precisa, chiamata al repertorio belcantistico, anche se qualcosa va ancora messo a fuoco nel registro acuto. L’accompagnamento pianistico è stato affidato alle sempre sicurissime mani di Beatrice Benzi.

Marco Leo

Juan Francisco Gatell

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